Albanian Symphony

Sinossi

Giada, collaboratrice in una casa editrice, è tormentata da un incubo ricorrente, in cui vede se stessa vagare in una periferia sconosciuta. Il confronto e il dialogo con l’amica Paola la aiutano ad indagare i suoi stati d’animo, fragili e sofferenti anche per la storia appena conclusa con Fabio, suo ex fidanzato.

L’incubo persiste e si evolve: in un sottopasso, una notte, le appare una figura femminile sfuocata, che le va incontro con sicurezza. Il giorno dopo, Giada rovista in una scatola contenente vecchie fotografie: da una busta ne estrae due che ritraggono una ragazzina, vestita proprio come l’immagine sfuocata dell’incubo, con un abito blu.
Giada mostra le fotografie a Paola e le descrive la sua storia familiare. La ragazzina si chiama Adelina: è la sua sorellastra. Alla metà degli anni ’80, quando Giada era piccola, suo padre fu mandato in Albania per lavoro, dove conobbe una ragazza albanese, per la quale lasciò la famiglia italiana. Si trasferì in Albania ed ebbe una figlia, Adelina. Poi morì in un incidente in mare. Da venti anni Giada non aveva avuto più notizie della sorellastra albanese.
Il passato sta tornando nella vita di Giada, aprendole un’inaspettata novità.

Albanian Symphony è stato selezionato al Cefalù Film Festival 2018: è rientrato tra i migliori 136 cortometraggi su un totale di 1.531 iscritti.
È stato inoltre selezionato e premiato al format “Be Fantastic” (Aulla [Ms], novembre 2018).

Il progetto della colonna sonora nasce da un’idea essenziale, sottolineata dalla scelta di soli tre timbri: clarinetto, violoncello e pianoforte. Tramite l’uso di effetti, tecniche estese e un sapiente sound design fatto in post produzione, la musica evoca la dimensione della memoria, che accompagna la protagonista nell’intera storia. 
La prima necessità era quella di inserire qualcosa di autoctono nella mia scrittura, un elemento che si stratificasse al suo interno. La mia ricerca mi ha portato a prediligere l’uso della voce: canti improvvisati che derivano dalla tradizione popolare albanese sono stati registrati proprio in Albania e hanno la funzione – nelle scene degli incubi – di creare il primo collegamento con il passato della protagonista.

Successivamente, ricavando altro materiale dalle note sulle quali queste melodie si articolano, ho sviluppato una seconda stratificazione che ho assegnato al violoncello, modellandola in una sorta di effetto bordone, richiamando il ruolo che in tale repertorio è sostenuto dalla çiftelia, la tipica chitarra albanese. Mentre il pianoforte è usato in modo percussivo, il clarinetto si arrampica sul totale di queste superfici sonore, fiorendo in maniera ricca e nervosa.
La scena del secondo dialogo è accompagnata da un brano lento per clarinetto e pianoforte, vagamente jazz. La musica per la scena finale recupera il procedere ritmico/melodico del tema del sogno, venendo però soffuso da nuovi elementi che ostentano un sapore più etnico. Clarinetto e violoncello si abbracciano nell’epilogo della storia. I due strumenti, in un misurato equilibrio, cercano però anche di  resistere l’uno nei confronti dell’altro.  Sul finale, il violoncello rimane solo sui titoli di coda.”

(tratto da un incontro con Lorenzo Maiani)


2017, 14′

Roberta Barbiero Giada

Sonia Jael Colombo Paola

Elena Talenti Adelina adulta

Greta Saracini Adelina bambina

Costantino Maiani soggetto, sceneggiatura, regia e montaggio

Michele Rosellini direttore della fotografia e montaggio

Matteo Rosellini Operatore m.d.p. e steadycam

Lorenzo Maiani musica

Mauro Negri clarinetto (L.A. Ripamonti)

Stefano Aiolli violoncello

Lorenzo Maiani pianoforte

Faminore presa diretta, sound design, registrazioni colonna sonora

Pixel Line service video, postproduzione, color correction

Marianne Lampers backstage

Isabella Vezzosi organizzazione